La leggenda della lepre

C’era na lepre che tutto ‘r giorno

dava spiegazioni ar monno,

ai marinai e li corsari

spiegava i venti e i sette mari,

co li contadini e li fattori

parlava de pecore e trattori,

a poeti e menestrelli

insegnava versi e stornelli,

pe non parlà dei professori

‘ndo la lingua tirava fori

ma nun la usava pe parlà,

c’aveva ben altro da ripassà…

 

Ma all’amici sua più cari

provocava dubbi seri:

“Fa davero o sta fòri?!”

se chiedevano i roditori…

 

“Me l’ha detto un amico,

che oltre er fiume c’è un lupo,

lui na vorta ha attraversato,

ma è tornato senza muso,

ve lo giuro c’ha provato!

Io l’ho visti: lui e ‘r lupo…”

 

L’animali tutti assorti a sentì sta discussione,

n’avevano creduto a na parola de l’amico roditore,

s’arza l’orso ‘ntutta fretta,

pe risponne alla leprotta:

“Amico mio, nun è vero, che c’è un lupo oltre er guado,

lo attraverso ogni estate, pe fa scorta de pescato.

C’ho vissuto pure tanto,

ma der lupo mai un lamento,

perché nun provi er grande passo?

Così constaterai tu stesso…”

 

“Orso caro, n’ce penso proprio,

di partire per l’ignoto,

l’esperienza nun me serve

pe insegnà quel che non so,

parli sempre e solo a vuoto,

manco sapessi quel che fò”.

 

“Cara lepre di campagna che coraggio non ne ha,

oltre il fiume c’è un mondo, quasi n’altra civiltà,

er torrente poi è basso, na sciocchezza da guadà,

se davero c’era un lupo, a quest’ora nun stavi qua

a dì tutte ste fregnacce, tanto solo pe chiacchierà,

pe convince a te stesso che nun ce devi da provà,

a lascià la tana tua pe andà a vagabondà,

perché er lupo mangiatesta te po’ sempre catturà.

Perciò meglio vive calmo, senza troppa frenesia,

che rischiare la propria testa

con un lupo di fantasia”.

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Il frustrante e perpetuo stato di incertezza

Come spesso ripeteva ai suoi amici, l’inverno non lo rendeva tanto triste, o perlomeno non soffriva così tanto il freddo, la pioggia ed il vento tipici di questa stagione. Ma sì, in fondo c’erano anche diversi lati positivi, non seppe mai argomentarli in modo convincente, ma assicurava chiunque che c’erano, bisognava solamente saperli cogliere.

Amava il caffè americano ed il suo odore, un po’ meno l’aroma, che considerava più “flebile” rispetto al tradizionale caffè del suo paese. Era solito vestirsi a seconda del suo umore, quando in modo sobrio ed elegante, quando casual e sportivo. Non indossava mai le tute, o quasi mai, soprattutto in pubblico. Semplicemente non gli piacevano affatto, le reputava un qualcosa di veramente orrendo, nonostante ciò non criticava assolutamente chi le indossava, né lo giudicava in cuor suo.

Di statura normale, di corporatura media. A volte aveva qualche difficoltà a trovare abiti di suo gradimento, a volte non li cercava proprio. Era amante dello sport, un po’ meno della sua pratica regolare, ripeteva sempre a sé stesso che avrebbe dovuto essere più costante, ma puntualmente deludeva le sue aspettative. Probabilmente aveva bisogno di una scossa.

Sì, ma come fare?

Diversi suoi amici erano andati a vivere all’estero, vantandosi delle grandi esperienze che avevano fatto, e soprattutto delle grandi feste. Parlavano spesso anche dei lauti guadagni ottenuti e di quanto fosse migliore il paese dove al momento risiedevano. Tante parole, chiacchiere, un mare di chiacchiere. Come un torrente di montagna che rapidamente scende a valle, tanto era veloce la diffusione di tali notizie. Naturalmente tutte queste cose erano vere solo in parte, c’è sempre poi il rovescio della medaglia, che non tardava mai a verificarsi, così da lasciare tutti di stucco, o quasi.

Non sapeva bene cosa fosse l’amore, non aveva mai provato qualcosa di così forte in passato, ma ora… Beh ora forse lo provava, reprimere ogni giorno quell’istinto era un qualcosa di assurdo. Soffriva, soffriva ed ancora soffriva, ma in silenzio, come del resto era solito fare. Era il suo stile. Non riusciva ad andare oltre quella certa dimensione che si era creata nel corso di qualche anno, e questo lo infastidiva terribilmente, lo tormentava, a volte non lo faceva dormire la notte. Doveva riprendersi. Avrebbe dovuto seriamente farlo, e subito.

Eterne illusioni

Perché?

Perché non ci si rassegna? Perché non la smettiamo di utilizzare il “per sempre”? Perché l’eternità ci affascina così tanto?

Non dimentichiamo e non ci rassegniamo, senza capire che in realtà potrebbe essere proprio questo a distruggerci dentro. Scava dentro di noi, il rimorso e ci rende deboli, ci debilita, ci trasforma in persone fragili, spesso ci cambia.

Il cambiamento non deve essere una cosa per forza negativa, esso è di per sé neutro, non è bene, non è male, è relativo, come relativa è la nostra esistenza. Il fatto però, è che tutto ciò non importa, perché quando si cambia è perché il modo secondo cui vivevamo prima (o avevamo scelto di vivere) non va più bene, non è più sostenibile, o, nel peggiore dei casi, ci ha portato all’esasperazione.

Ecco, il cambiamento è dato dall’esasperazione, essa ne è parte integrante.

Quindi? I rimorsi fanno male? I rimorsi ci saranno sempre e chi dice che non ne ha probabilmente non dice il vero o si nasconde dietro un dito. Sono necessari, ci servono, ne abbiamo bisogno e, parliamoci chiaro, il più delle volte sono inevitabili.

Ah, se fossi in te…

Ma non lo sei, e se lo fossi stato avresti fatto lo stesso. Non è il caos che domina il mondo, o perlomeno non completamente. In fondo una ragione c’è sempre, o almeno è bello pensare così.

Si impara sempre la lezione?

No, non sempre. Dicono di sì, ma tante volte non c’è nessuna lezione da imparare. Insomma, chi è che può decidere che a noi serva una lezione? Chi può essere tanto saggio da stabilirlo? Chi può prendersi la responsabilità della nostra crescita?

E chi può farlo… nessuno.

Oggi non è un giorno qualunque, o almeno così dovrebbe essere, eppure vi assicuro che lo è… eccome se lo è.

Abituarsi all’idea, questo è quanto.

Non si può fare nient’altro? Probabilmente sì, anzi, probabilmente no… non lo so, se devo essere sincero non ne ho idea. Ho passato tantissimo tempo ad immaginarmi gli scenari più disparati, ed alla fine ho ceduto.

Non ci ho creduto abbastanza? Non c’erano le condizioni per farlo.

Quindi non sono stato fortunato?

Ecco credo sia questa la chiave, la fortuna, perché la gente sottovaluta il potere e l’influenza che la fortuna ha sulle nostre vite.

C’ero vicinissimo, ad un passo, 30 chilometri, anzi… forse nemmeno sarebbero stati 30, chissà. Ma conta solo una cosa, che non è stato così, e se oggi mi ritrovo a scrivere queste righe è proprio perché non è andata come sognavo.

La colpa non la do a nessuno, difficilmente mi passerà, ma tanto… a chi importa?

Dire che esisto solo io adesso è banale, ma è così.

Tutte le coincidenze, i deja vu, e gli pseudo-segnali mandati dall’alto sono tutte stronzate, è solo la mia testa che riflette ciò a cui penso costantemente (o comunque spesso). Il mio mondo, è come se fosse il mio mondo esternalizzato, nulla di più.

Tranquillo, non ti pensa nessuno e non ti ama nessuno, almeno non così tanto, almeno non nel modo in cui credi tu.

La fine?

Probabilmente lo è già.

Non ci sono più le mezze stagioni

Come dopo l’autunno arriva l’inverno, dopo la primavera arriverà l’estate, purtroppo… il fatto è che le stagioni di mezzo durano poco, pochissimo, sembrano quasi piacevoli momenti di transizione che hanno il compito di traghettarci verso quelli che saranno i periodi più lunghi dell’anno… il corso delle stagioni può essere paragonato in qualche modo al corso della vita… dove i momenti piacevoli sono abbastanza rari e quando ci sono non durano così tanto come dovrebbero, lasciando sempre il posto al troppo caldo o al troppo freddo… quello che è certo però è che questi momenti si ripeteranno di continuo ad intervalli più o meno regolari, così come ciclicamente si alternano in modo non del tutto definito autunno e primavera…

Dedicata a n’amico

Aeroporto de Ciampino, 9 de matina
tre pischelli pronti a partì, tutti su a ventina
c’è er moro, c’è er biondo c’è ‘ntizio speciale
quasi quasi architetto, n’è ‘ntipo banale.
 
Se scenne dall’aereo, se ariva ‘ncittà
sarà piena de ponti, de luci, chissà…
er tassista magiaro prontamente ce frega
Enrico je se accolla, ecc’à prima bega…
 
E’ notte fonna ed ecco l’ostello
‘mber posto ‘ncentro, ‘nfiore all’occhielo,
camere sudice e bagno ‘ncomune
Federico deluso, voleva ‘rtroiame!
 
Er giorno se gira e pure parecchio
ma lentamente, a passo de vecchio,
er fiume ‘mponente, i ponti, le vie
se fotografa tutto, pure ‘e tranvie;
sto parlamento lo adoro, me piace, lo amo,
foto su facebook e ar cesso scrivemo
quarcosa de bello da condivide cor monno,
però la sera se esce, se va a fa danno.
 
Tra pub in rovine, birra e tanta fica
Alimonti Enrico s’è fatto n’amica,
se chiama Zsanett, Kovacs de cognome
l’Alimonti ce parla, scrive poemi, c’ha troppo r’magone
vorrebbe tornà nella capitale magiara, 
pe riconquistalla come se deve magara…
 
S’ariva all’urtima sera, bona musica e bira,
pub coi coniji e n’à bona sorte se spera;
er tempo passa, ma a scopata n’ariva,
er Libia balla, ma n’conclude manco stasera,
attento Alimonti, n’annà troppo n’giro
che e luci sò basse, tendenti all’oscuro…
Er tempo de na foto, vai tu, vado io,
va er Biancu a scattà, che omo pio!
E ‘ntanto n’urlo de disgusto se ode
è er buon Alimonti zuppo de liquame,
na striscia pe storto sur nero giubbotto,
è acido de stomaco… “se lo pio è morto!”
 
La rabbia lo assale, je vole fa er culo,
“m’ha vomitato addosso!” sto paraculo…
s’encazza, lo cerca, è furioso, vole vendetta,
“è daa north face!” esclama, con aria disdetta…
Rassegnato arza i tacchi e fila all’ostello,
bagnone ‘ncomune, du ore a pulillo,
“è ‘nfio de na troia!”, ‘ncazzato tuona,
so Enrico Alimonti, er poeta de Roma!

Er sorcio cor toro

“So più matto io!”, disse r’sorcio ar toro,
convinto pe certo de esse ner vero
er toro o guarda, sta zitto, nun risponne,
er sorcio continua a sfottello a mille,
“sei grosso e sei nero, nun sei manco n’figurino,
quee corna che porti te fanno sembrà scemo”…
 
“Io so agile, so rapido e desto,
a core nun me freghi, de te so più lesto,
che poi me fai ride quanno tiri quell’aratro,
te sforzi e te sfonni per ‘rpadrone, tutto sudato”…
 
“Ma noo capisci che sei n’umile servo?
Schiavo d’estate, peso morto d’inverno,
io invece so libero e fiero
er padrone nun me frega, nun cerco lavoro,
rubo qua e là quello che trovo
e magno con gusto, anzi, divoro!”
 
Er toro con classe ‘o guarda dall’alto,
sopracciglia ricurve e sguardo affranto,
“caro mio topo te pensi d’esse svejo,
prendendo in giro che dà er proprio mejo,
ma sappi na cosa, e poi prendine atto
io armeno so n’toro, tu solo n’cazzo de ratto”.

Dicotomia

Spiegare in modo semplice le cose difficili significa essere intelligenti. Rimanere umili anche quando è palese che si ha ragione significa essere intelligenti. Mantenere sempre in qualche modo la calma significa essere intelligenti. Semplicemente saper ascoltare senza chiedere troppe volte il “perché” significa essere intelligenti.

E allora?

E allora bisogna saper leggere tra le righe, interpretare gli sguardi, mettersi sempre in gioco per quanto possibile. Bisogna imparare a non prendersi troppo sul serio a volte… sarebbe tutto più semplice.

Come sarebbe tutto più semplice se non esistessero distanze, non esistessero bandiere, confini, barriere. L’infinito + 1 ci affascina da sempre, ma cos’è precisamente? Come si può spiegare? E soprattutto, è possibile?

La morte probabilmente ci raggiungerà prima di poterlo spiegare a qualcuno, o forse semplicemente agli altri non interessa. Sì insomma, magari esistono persone che hanno capito il senso della vita e lo hanno condiviso con il mondo, ma quest’ultimo è rimasto sordo, tappandosi le orecchie.

Il mondo non è il massimo a volte, e forse è meglio così, le cose perfette finiscono per stancare, per annoiare, per essere messe da parte… ed in fondo non piacciono a nessuno.

Però la vita è un’altra, la vita è quella che c’è in strada quando camminiamo, quando parliamo con altra gente e quando riusciamo a fare qualcosa che mai avremmo pensato di poter realizzare. Tutto qui? No, certo che no. La vita è anche quello che passa per la nostra testa e soprattutto quello che rimane! I nostri sogni, paure, speranze, illusioni. Tutto è vita. Tutto può farci gioire, soffrire, sognare o amare.

La vita è bella dicono… e forse sì, in alcuni casi è vero, in alcuni casi è davvero così.

Io la penso diversamente, secondo me la vita è vita. (punto)